Foto: REUTERS
Torno a guardare la Turchia con gli occhi dei tedeschi. La visita del vicecancelliere e ministro degli esteri tedesco, l'eccentrico Guido Westerwelle (FDP), in Turchia, ha suscitato forti reazioni in patria, specie tra gli alleati di governo della bavarese CSU.
Il tutto perché Guido si è permesso di sostenere platealmente, su suolo anatolico, quanto in realtà già detto in passato a casa sua, e cioè che auspica un ingresso a pieno titolo della Turchia in Europa (detto in toni più diplomatici, ma il concetto è questo...).
Apriti cielo!! Mentre, almeno per ora, non mi è capitato di leggere o di vedere sulla 1 e ZDF una eventuale reazione di Angela Merkel, la frontline della CSU (il ramo bavarese, se così possiamo dire della CDU) ha sentenziato che l'ingresso della Turchia in Europa è un qualcosa che non accadrà né ora né mai.
Insomma, la bufera vera, nonostante la neve che sta cadendo copiosa un po' in tutta la Germania, ha avuto luogo all'ombra della Moschea Blu, per opera di un uomo il cui cognome significa "Onda occidentale". How ironic is that?
Il ministro degli esteri Ahmet Davoutoglu non le ha proprio digerite le ultime novità. E il perché è semplice: è l'ennesima riprova che l'Europa non pensa seriamente di veder un giorno la Turchia integrata dentro i propri confini.
Il fatto: agli abitanti di Montenegro, Serbia e Macedonia verrà garantita ora la possibilità di entrare nell'area Schengen senza visto e questo nonostante il fatto siano solo all'inizio del loro percorso per l'ingresso nell'Unione.
Ora, nessuno di questi tre piccoli Paese ha la dimensione della Turchia, ma è comprensibile una certa irritazione da parte di Ankara. "E' inaccettabile che alcuni Paesi dei Balcani che non hanno ancora iniziato i negoziati abbiano il privilegio di essere inseriti dentro Schengen, e la Turchia no, considerando il livello di trattative raggiunto con la Eu.
Ricordo comunque che Eu e Schengen non sono la stessa cosa: vedi il caso del Regno Unito, dell'Irlanda, Bulgaria, Romania, Cipro che non hanno aderito (o solo in parte) all'accordo.
A leggere l'articolo di oggi sul turkish daily news c'è da farsi prendere da un senso di stanchezza. Si tratta di un articolo che avrò letto - con poche variabili sul tema - un'infinità di volte. Ero a Cipro quando hanno aperto la lokmaci kapisi. Avevo profondamente sperato che quell'appuntamento segnasse un cambio di passo, un'accelerazione verso una soluzione definitiva del problema.
Ebbene, quella spinta si è già esaurita, affossata da polemiche sterili e inutili. Nè la vittoria di Hristofyas, ne quella di Papadopoulos in Grecia hanno , nei fatti, reso più vicina una soluzione del problema che tiene lontano la Turchia dall'Europa.
Nonostante la stanchezza (è quasi l'una), non posso esimermi da tracciare un bilancio di questo viaggio all'estero a seguito del presidente Giorgio Napolitano. E' stata un'esperienza sicuramente molto positiva sul piano personale: ho conosciuto nuove persone, alcune di queste piuttosto interessanti. Soprattutto una, che lavora all'Ambasciata italiana ad Ankara, che ritengo ormai una persona amica e alla quale auguro tutto il bene possibile sul piano personale e professionale.
Questo pomeriggio, come di consueto, il presidente Napolitano ha fatto un bilancio del suo viaggio e si è detto ancora più convinto del ruolo strategico che potrebbe giocare la Turchia in Europa. Non ci possono e non ci devono essere ripensamenti sulla possibilità del suo ingresso nella Ue.
Napolitano mi sembra una persona rigorosa e coerente e la coerenza, in Italia ma un po' ovunque nel mondo, è cosa rara. Quanto alla mia intervista con Gul, posso dire che il capo di stato turco si è dimostrato molto disponibile e gradevole: mi auguro veramente che continui, insieme al padre-padrone dell'Akp Erdogan, a traghettare la Turchia verso lidi più democratici. Il vero sentire democratico è quello che, l'ho detto più volte su questo blog, mi sembra ancora mancare qui.
Ma io faccio il tifo, ovviamente, per questo Paese orgoglioso, permaloso e tenace.