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Una giornata fuori dal comune all'Università del Kurdistan

Tiziana Prezzo avatar Martedì 6 Maggio 2008, 17:47 in Click, Diritti civili, Questione curda di Tiziana Prezzo
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Questa è una di quelle giornate in cui mi sento assolutamente una privilegiata, una di quelle giornate in cui mi rendo conto di quanto possa essere meraviglioso il mio lavoro e di quante opportunità mi offra. Ho trascorso la mattinata con un gruppo di studenti dell'Università del Kurdistan di Erbil: abbiamo parlato di libertà di stampa, del rapporto tra ragazzi e ragazze e... di Kurdistan libero e indipendente. E' questo che i curdi vogliono, mi hanno assicurato. Avere un'ampia autonomia non è abbastanza. "Voglio un passaporto con scritto Kurdistan sopra", mi ha spiegato uno degli studenti.

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Alla fine di un'ora e mezza di discussione, ho chiesto loro di scrivermi "l'articolo che vorrebbero fosse pubblicato e letto in tutto il mondo", se avessero la possibilità di scriverlo. Ne è venuto fuori un autentico tesoro.

Ho avuto anche la possibilità di avere un'approfondita discussione con la presidentessa dell'organizzazione femminile dell'Università (nella foto): una ragazza brillante, ambiziosa e con grandi sogni per il suo futuro. E' stata un piacere ascoltarla: come con i ragazzi della classe, ho imparato tante cose nuove.

Una cosa sola mi spaventa: la scarsa apertura mentale riguardo a cosa possa considerarsi "lecito" nel comportamento di una donna. Va bene, mi ha spiegato, frequentare una università mista, ma guai a camminare per mano con un ragazzo in strada. "Perché dovrei recare offesa a mio padre?" mi ha detto.

Eppure, come le altre ragazze che ho conosciuto oggi, appartiene a un'elite, ha ricevuto una buona istruzione, è cresciuta in Australia, non porta il velo...

Parlando con lei mi sono resa conto ancora una volta di più  di quanto, nella società curda, la donna debba compiere ancora un lunghissimo percorso per emanciparsi.

Ci sono giorni in cui penso che il mondo sia piccolo piccolo, che non ci siano in fondo grandi differenze tra un popolo e l'altro, ma quando sento certi discorsi, quando sento certi racconti, mi vengono i brividi.
Nei villaggi del kurdistan iracheno, le ragazze possono ancora venire uccise, a pietrate, a causa di un pettegolezzo infondato. Per una donna curda è ancora impossibile decidere come e quando amare un uomo. 

Non ho certo scoperto oggi lo stato di arretratezza della donna nella società curda, non ho certo appreso oggi che i delitti d'onore restano una pratica diffusa, ma un conto è leggerlo in un libro, in un articolo, e un conto è avere delle donne giovani, meravigliose donne in carne ed ossa che ti raccontano di come hanno magari perso un cugino o una cugina colpevoli di non aver rispettato "le usanze e le tradizioni".

Purtroppo devo chiudere qua, perché la connessione va e viene anche oggi. Vorrei ancora dire tante cose, ma, quello che non riuscirò a pubblicare adesso, statene certi, lo pubblicherò appena tornata a Istanbul.

5
5 commenti
5
10 Mag 2008
alle 07:53

Tiziana

Cara Laura, le ragazze di cui parlo sono curde-irachene non turche, ma sono d'accordo con te: la libertà si conquista a piccoli passi. Comunque tornerò ancora sulla condizione della donna curda in Iraq, perché c'è molto da dire....
A presto e grazie a te come ad Andrea!

4
09 Mag 2008
alle 16:36

Laura

Sento di dire alle care amiche turche che la libertà si conquista a piccoli passi, con determinazione e pazienza. Quello che non otteniamo per noi lo otterranno le nostre figlie o nipoti. E' giusto rispettare i genitori senza tuttavia smettere di discutere con loro dei propri e altrui diritti, se lo facciamo con amorosa insistenza capiranno. E' il mio augurio per le ragazze turche e per quelle di tutto il mondo perchè la consapevolezza e libertà delle donne sono fondamentali per il progresso e la pace.

Ti auguro come Andrea un buon ritorno a Istambul!

 

3
07 Mag 2008
alle 22:36

Andrea

Esperienza molto bella e interessante!
Un po' ti invidio, avrei voluto esserci io al tuo posto.

Fai un buon ritorno a Istanbul! 

2
06 Mag 2008
alle 22:54

Pp

Mi sembra un'obiezione  capziosa, tanto più in un'epoca come questa segnata dall'interdipendenza  e dal crollo delle barriere nazionali. Uno starnuto a Bangkok può diventare un raffreddore a Wall street e un'influenza a Francoforte, insomma anche quello che accade in un angolo del pianeta - persino nel Kurdistan  - un po'  riguarda anche noi. E poi mica è tacciabile di colonialismo culturale questo post: le culture non sono  monolitiche e immobli. Ci sono  - poche o tante non importa - algerine che lottano per i diritti delle donne, iracheni che sognano uno stato di diritto, americani che non vogliono l'iniezione letale, ragazze curde che forse vorrebbero  baciare il loro uomo in strada senza sentirsi additate come delle baldracche, italiani gay che vorrebbero sposarsi, mamme nigeriane che vedono l'infibulazione delle loro figlie come una disgrazia, israeliani che non ne possono più dei coloni nei Territori o di tre anni di servizio militare... Minoranze? Forse. Su una cosa  hai ragione: non c'è una morale assoluta, ma alcuni diritti da far avanzare, quello sì, ovviamente senza i B 52... E sto articolo più o meno dice questo, mi sembra.

1
06 Mag 2008
alle 19:18

Alessandro Riolo

Quando ti sorprendi se una ragazza di Erbil ti confessa che non camminerebbe per mano con un ragazzo in strada perché non vuole recare offesa a suo padre, ti poni nella posizione di chi ritiene esista un assolutismo morale. Intendiamoci, da Platone a Kant, e via via fino a Mustafa Kemal, sei in buona compagnia, e pero', come si fa' a definire e a concordare con gli altri, con tutti gli altri, quale sia questa assoluta morale da condividere?

La Sharia? Il Diritto Canonico? L'Halakhah? La Dharma? La dichiaraze universale dei diritti umani? La convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà? La dichiarazione del Cairo sui diritti umani nell’Islam?

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